Water to food spiega quanta acqua è contenuta nel cibo che si consuma

Il progetto Water To Food del Politecnico di Torino raccoglie informazioni sull’impatto della produzione di cibo sulle risorse idriche. Water To Food permette di scoprire quanta acqua virtuale è contenuta nel cibo che si consuma. Accedendo alla sezione “Play with data” del sito watertofood.org è possibile controllare il valore dell’impronta idrica di ogni singolo prodotto anche a seconda dei differenti luoghi di produzione.

Water To Food è un progetto di comunicazione di dati e informazioni sull’impatto che la produzione e il commercio internazionale di cibo hanno sulle risorse idriche mondiali e locali. Nato dal progetto di ricerca europeo Coping with WAter Scarcity In a globalized world, CWASI, coordinato da Francesco Laio docente presso il Dipartimento di Ingegneria per l’ambiente, il territorio e le infrastrutture del Politecnico, da un’idea delle tre giovani ricercatrici Benedetta Falsetti, Carla Sciarra e Marta Tuninetti che nell’ultimo anno hanno lavorato al fianco di un team di esperti in comunicazione digitale.

Water to Food ha l’obiettivo di mettere a disposizione della società i dati riguardanti l’acqua virtuale contenuta nel cibo che si consuma, ovvero l’acqua che, prelevata da una nazione per coltivare e lavorare un determinato bene, si sposta con esso dal posto di produzione al posto di consumo.
Questi dati, prodotti negli anni dalla squadra di ricercatori e ricercatrici del progetto CWASI , sono oggi facilmente accessibili e leggibili da chiunque voglia informarsi sul tema, magari proprio nel momento in cui è tra i corridoi del supermercato e sta decidendo cosa comprare: basta collegarsi al sito watertofood.org e accedere alla sezione Play with data, e controllare il valore della “water footprint” l’impronta idrica del prodotto, analizzando le differenze tra i posti diversi di produzione.

Si può scoprire che per produrre un chilo di caffè etiope servono più di undicimila litri di acqua e che l’Italia importa dall’Etiopia circa 95 milioni di metri cubi di acqua proprio sotto forma di chicchi da tostare.


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