La seconda giornata del 23° Festival CinemAmbiente: tutto il programma delle proiezioni e degli eventi

Si presenta molto densa di appuntamenti la seconda giornata del 23° Festival CinemAmbiente, dove le proiezioni al Cinema Massimo iniziano nel pomeriggio con un fitto susseguirsi di cortometraggi. Dedicata ai “film brevi” sperimentali, la sezione “Ecovisioni” (ore 17, Sala Cabiria) presenta nove titoli. In Newspaper News, della svizzera Sophie Laskar-Haller, una donna legge un giornale con tale intensità da esserne inghiottita, finendo nell’oceano delle notizie, alla deriva tra spazzatura ed eventi devastanti scatenati dai cambiamenti climatici. Gruba Kaśka (Fat Kathy), della polacca Julia Pelka, è dedicato alle otto vongole – molluschi molto sensibili all’inquinamento – che alla stazione di pompaggio di Varsavia segnalano, con la loro chiusura, la presenza di sostanze pericolose nell’acqua, proteggendo la salute degli abitanti della città. In Land Shape#1, del tedesco Thadeusz Tischbein, una serie di riprese aeree esplorano i nuovi paesaggi agrari, grandi distese coltivate modellate – quasi nella tradizione della land-art – in strutture perfette e precise dall’azione delle macchine.

Anthropocene, del tedesco Moritz Schuchmann, indaga l’entità dell’interferenza umana negli ecosistemi naturali attraverso l’animazione sequenziale di immagini satellitari della città di Amburgo. Serial Parallels, del tedesco Maz Hattler, è un’esplorazione dell’ambiente urbano di Hong Kong, in cui le immagini dei grandi caseggiati della città vengono assimilate a file parallele di strisce di pellicola. Il kazako Here We Are, di Hristina Belousova e Dante Rustav, affronta il problema ambientale della deforestazione attraverso un susseguirsi di riprese da un treno di scarni paesaggi alberati su cui è evidente l’azione dell’uomo. Sounds Affects, della statunitense Christina Choate, intreccia i paesaggi sonori della foresta pluviale della Guyana con quelli della vita quotidiana della città, invitando lo spettatore a riflettere su come il suono influenzi la nostra percezione del luogo e della natura.

Il tedesco Apocalypse Airlines, di Camille Tricaud e Franziska Unger, è un surreale spot per un’inesistente compagnia aerea che ci fa riflettere sulle contraddizioni tra il nostro desiderio di viaggiare veloci nei cieli e scoprire il mondo e la consapevolezza del costo ambientale di questo tipo di spostamenti. Il francese Bab Sebta (Ceuta’s Gate, anche in replica sabato 3 ottobre, ore 20.30, Sala Soldati), di Randa Maroufi, ricostruisce quanto accade quotidianamente sul confine di Ceuta, enclave spagnola in territorio marocchino, luogo di grande traffico di merci trasportato per lo più a mano da uomini e, soprattutto, da donne (le “porteadoras”) che fanno la spola alla frontiera tra i due Paesi.

Nel secondo pomeriggio, il cartellone presenta il primo appuntamento dello spazio che il Festival riserva tradizionalmente al mondo della natura e degli animali. Diretto dal regista e fotografo svedese Albin Biblom, girato a New York, Chester, Parigi, Berlino e Stoccolma, Curiosity and

Control (ore 18, Sala Rondolino) è un viaggio attraverso grandi musei di storia naturale e giardini zoologici da cui emerge la complessità della nostra relazione con la natura, fatta di meraviglia, desiderio di dominio e di sfruttamento, tendenza a proteggere e preservare. Guidato dalle voci di storici, architetti, conservatori museali e direttori di zoo, il mediometraggio esplora i confini sottili delle nostre ambivalenze, domandosi se la natura può essere ricostruita, per chi la stiamo preservando, per quali motivi imprigioniamo ciò che temiamo possa andare perduto per sempre. La proiezione sarà seguita da un incontro con Franco Andreone, zoologo conservatore al Museo Regionale di Scienze Naturali di Torino, Michele Lanzinger, direttore del MUSE – Museo delle Scienze di Trento, e Cesare Avesani, direttore del Parco Natura Viva di Bussolengo.

Sempre nel secondo pomeriggio il Festival affronta uno dei temi storici del dibattito ambientale, quello dell’inquinamento, con The Story of Plastic (ore 18.30, Sala Cabiria), della statunitense Deia Schlosberg, che si presenta come un film controcorrente, diverso da tutti gli altri dedicati all’incontenibile fenomeno. Deciso a raccontare tutta la verità sull’inquinamento da plastica e sulla falsa soluzione del riciclo, il lungometraggio svela come siamo arrivati alla situazione attuale, come le industrie del gas e del petrolio hanno manipolato con successo la narrazione del problema, chi sono i veri buoni e i veri cattivi nella storia di una delle maggiori emergenze ambientali del Pianeta e quale può essere una strategia concreta per uscirne. La proiezione sarà seguita da un incontro online con la regista Deia Schlosberg.

In prima serata, l’inglese The End of an Era? A Story of Oil Workers (ore 19, Sala Soldati), diretto da Paloma Yañez e Benjamin Llorens, dà invece voce alla controparte, all’industria petrolifera e, in particolare, ai suoi lavoratori. A prendere la parola sono dieci ricercatori e geologi della Stateoil (oggi Equinor), la maggior compagnia petrolifera norvegese, che consegnano alla telecamera riflessioni e dubbi sul futuro della loro industria e sulla transizione energetica. Nel seguire le orme della Stateoil, arrivata ad operare in Brasile, il film esplora le ragioni per cui continua la ricerca di giacimenti di gas e petrolio, mentre, a fronte dell’emergenza climatica, si afferma l’uso delle energie rinnovabili, domandandosi quanto i lavoratori dell’industria estrattiva siano pronti al cambiamento. Al film è abbinato il cortometraggio My Letter to the Oilmen. Diretto dall’olandese Xander de Boer, il piccolo film racconta la storia di Papilou, quattordicenne nigeriano che vive negli slum della città di Yenagoa dove il suolo e l’acqua sono inquinati da una raffineria della Shell e che decide di invocare con una lettera l’aiuto della stessa compagnia petrolifera.

Diversi film di quest’edizione s’interrogano sul futuro dell’uomo e sul suo ruolo nel mondo. È il caso di Revelation of Jonah (ore 20, Sala Rondolino e online su MYmovies), diretto dagli antropologi Alexander e Nicole Gratovsky, fondatori del centro internazionale Dolphin Embassy, di ritorno al Festival, dove hanno presentato nel 2017 Intraterrestrial: A Fleeting Contact. Ispirato al racconto biblico di Giona, sfuggito al suo destino e inghiottito dalla balena, il loro nuovo film è una parabola filosofica, uno sguardo in prospettiva sugli eventi che capitano oggi all’umanità nel suo complesso e a ogni singolo individuo, e un invito a riconnetterci al mondo che ci circonda e cercare la strada per una nuova vita. La proiezione sarà seguita da un incontro online con i registi Alexander e Nicole Gratovsky.

Il land-grabbing, l’accaparramento di terre e risorse in violazione dei diritti delle popolazioni locali, è un tema ricorrente di quest’edizione e un fenomeno presente a ogni latitudine. Lo racconta con

una storia africana Amussu (ore 20.30, Sala Cabiria e online su MYmovies), di Nadir Bouhmouch, girato a Imider, villaggio nel Sud-est del Marocco. Qui, nel 2011, gli abitanti – una comunità Amazigh – per salvare le loro oasi, le loro piantagioni di mandorli, il loro bestiame, chiusero una delle condutture che deviavano l’acqua verso la più grande miniera d’argento del Paese. Il lungometraggio documenta, a otto anni di distanza, la loro pacifica resistenza che si è trasformata nel “Mouvement sur la Route 96” – produttore del film – e che continua nel luogo del loro primo presidio, diventato un piccolo villaggio alimentato a energia solare. La proiezione sarà seguita da un incontro online con Moha Tawja, esponente del Mouvement sur la Route 96.

Sempre in serata, il Festival presenta, in proiezione speciale, Street Art for Sustainable Development (ore 21, Sala Soldati). Diretto da Alessandro Genitori e Elis Karakaci, il film si focalizza sull’arte come strumento di divulgazione del concetto di sostenibilità a partire dal progetto “TOward2030. What are you doing?”, che ha visto Torino prima ambasciatrice dei diciassette Global Goals delle Nazioni Unite attraverso le opere realizzate da writer di fama internazionale sui muri della città. Il documentario dà voce agli artisti coinvolti nell’iniziativa, ciascuno dei quali parla dell’obiettivo di sviluppo sostenibile raffigurato nella propria opera, tassello del progetto promosso da Lavazza e da Città di Torino per diffondere i contenuti dell’Agenda 2030. La proiezione sarà seguita da un incontro con i registi Alessandro Genitori e Elis Karakaci, con il land artist svizzero Saype e con alcuni street artist torinesi. L’evento si concluderà con “Da TOward2030 a Saype: Urban, Street e Land Art per la sostenibilità”, un confronto sull’arte urbana a cui parteciperanno Alessandra Bianco, responsabile Corporate Communication Lavazza, Marco Giusta, assessore della Città di Torino, Roberto Mastroianni, ricercatore e membro del Comitato di indirizzo della Cattedra Unesco in Sustainable Development – Università di Torino, e Filippo Masino, architetto conservatore dei Musei Reali di Torino.

Ancora in serata, un altro film si interroga sul futuro dell’uomo, sulla sua caducità di specie e sul suo possibile rischio di estinzione oggi avvertiti con maggior consapevolezza di fronte all’emergenza dei cambiamenti climatici. Diretto dalla regista slovacca Viera Čakányová, FREM. Requiem for Homosapiens (ore 21.30, Sala Rondolino) è girato sull’isola di King George, nella regione antartica il cui ecosistema appare oggi irreversibilmente modificato dagli effetti del riscaldamento globale. Riflessione filosofica sui limiti del pensiero antropocentrico, il lungometraggio simula, in una combinazione di saggio documentaristico, video-art e sperimentazione cinematografica, le condizioni di un mondo post-umano dove la nostra specie, dopo aver esaurito le sue opzioni naturali e reso il Pianeta inadatto alla propria stessa sopravvivenza, non è più quella dominante, ma è costretta a cedere il passo alla prevalente intelligenza artificiale. La proiezione sarà seguita da un incontro online con la regista Viera Čakányová.

In seconda serata si affronta nuovamente il tema dell’inquinamento, questa volta sotto il profilo atmosferico. Smog Town (ore 22.30, Sala Cabiria), di Meng Han, è girato in una delle città più inquinate della Cina, Langfang, perennemente coperta da una coltre di nebbia in cui si mescolano gas e fumi di scarico in larga parte imputabili alla presenza di acciaierie. Stretti tra le pressioni del governo centrale, che esige una diminuzione dell’inquinamento, e gli interessi dell’industria e dei

lavoratori, i responsabili dell’ufficio locale per la protezione ambientale non riescono ad adottare misure efficaci. Cronaca di un dramma della burocrazia, il lungometraggio esplora le difficoltà, dirompenti in un Paese ad alto tasso di sviluppo come la Cina, di conciliare crescita economica e tutela dell’ambiente.

Da alcuni anni il Festival dedica un’attenzione specifica all’evoluzione della scienza e delle tecnologie e alle sue ripercussioni, positive o negative, sotto il profilo ambientale. The Sky Commodified (ore 22.30, Sala Soldati), film di coproduzione internazionale realizzato dalla regista statunitense Maya Shopova e dallo studio Locument, si focalizza sulla crescente industria astronomica nel Deserto di Atacama, intrecciando le prospettive di quanti vivono nella vasta regione cilena: umani e non umani, indigeni e stranieri. Il lungometraggio conduce un’analisi su tre livelli, partendo dalla struttura dell’osservatorio e dalla sua architettura per passare al piano infrastrutturale della crescita nell’area dell’astro-turismo e arrivare quindi all’estrazione dei dati e all’astronomia come industria globale ingaggiata dal settore tecnologico, da cui scaturisce una nuova concezione “mercificata” del cielo. Al film è abbinato il cortometraggio Sour Lake, del colombiano Andrés Dávila, che si interroga sul rapporto tra il territorio, il progressivo insediarsi di infrastrutture produttive e gli abitanti del villaggio amazzonico del titolo, così chiamato negli anni Sessanta dalla Texaco Oil Company nella sua avanzata nella regione.

MODALITÀ DI INGRESSO E ACCESSO. L’ingresso e l’accesso al Festival al Cinema Massimo e alla sala virtuale su MYmovies sono gratuiti e a prenotazione obbligatoria. Per i film al Cinema Massimo la prenotazione (per max 2 persone) si può effettuare sul sito www.cinemambiente.it. Per i film online la prenotazione si può effettuare sulla piattaforma www.mymovies.it, nell’apposita sezione dedicata ai Festival online e raggiungibile dal sito di CinemAmbiente. I film online, diffusi in contemporanea alla proiezione in sala al Cinema Massimo, sono visibili per 24 ore dal momento del rilascio.

INFO: Festival CinemAmbiente, via Montebello 15, Torino; tel. 011 8138860

[email protected], www.cinemambiente.it

PROGRAMMA DELLA GIORNATA

Cinema Massimo – Sala Cabiria – ore 17.00

ECOVISIONI

Apocalypse Airlines

di Camille Tricaud, Franziska Unger (Germania 2019, 3’)

Un arguto e inconsueto spot pubblicitario smaschera le nostre contraddizioni riguardo alla volontà reale di tutelare l’ambiente. Quanto siamo veramente decisi ad attuare compromessi responsabili?

Camille Tricaud, dopo la laurea in Filosofia, prosegue con gli studi di regia cinematografica e televisiva alla HFF di Monaco. Lavora anche come assistente drammaturga al Münchner Kammerspiele.

Franziska Unger, dopo la laurea in Architettura si dedica alle arti visive realizzando clip musicali e progetti sperimentali.

Attualmente Franziska e Camille sono titolari della borsa di studio Media Arts “Kirch Stiftung”.

Anthropocene

di Moritz Schuchmann (Germania 2019, 2’)

L’inarrestabile interferenza umana sugli assetti urbani e naturali attraverso le immagini satellitari della città di Amburgo, velocemente reiterate in una composizione di sequenze animate.

Moritz Schuchmann, filmmaker, motion e graphic designer, animatore. Ad Amburgo conclude il master Time-Based Media – Sound/Vision con una ricerca sul cinema di animazione astratto. I suoi cortometraggi e lavori di videoarte sono selezionati e presentati in numerosi festival e gallerie.

Bab Sebta (Ceuta’s Gate)

di Randa Maroufi (Francia 2019, 19’)

La Porta di Ceuta, enclave spagnola in terra marocchina, teatro di un intenso traffico di prodotti venduti a prezzi scontati. Migliaia di persone vi lavorano e altrettante la attraversano, in un passaggio tra i due continenti osservato nella sua ciclicità.

Randa Maroufi si laurea presso l’Istituto Nazionale di Belle Arti di Tetouan in Marocco, l’École Supérieure des Beaux-Arts di Angers e Le Fresnoy in Francia. Incentrati sull’allestimento di corpi in spazi pubblici o privati, i suoi lavori vengono presentati in importanti mostre collettive, eventi di arte contemporanea e festival cinematografici internazionali.

Gruba Kaśka (Fat Kathy)

di Julia Pelka (Polonia2019, 14’)

All’interno dell’acquedotto cittadino ci sono otto molluschi, utilizzati come sistema di sicurezza sotto il controllo di un esperto malacologo. In caso di contaminazione della rete idrica, le loro valve si chiudono, facendo cessare automaticamente l’erogazione dell’acqua. Un documentario filosofico sulla dipendenza delle persone dalla natura e dal mondo che li circonda.

Julia Pełka si diploma nel 2012 presso la Scuola nazionale di Cinema, Teatro e Televisione di Łódź. Prosegue gli studi alla Scuola superiore di regia Andrzej Wajda e ottiene una borsa di studio per giovani artisti istituita dal Ministero della Cultura.

Here We Are

di Hristina Belousova, Dante Rustav (Kazakistan 2020, 3’)

Un viaggio in treno. Foreste e vasti altipiani scorrono, si susseguono veloci per entrare, esaurendosi, nel paesaggio antropizzato.

Hristina Belousova compie studi teatrali e lavora come attrice al Teatro Ilkhom di Tashkent. Si specializza nel cinema di animazione, realizzando Lumiere (2017) e Has the Sun Turned Up Next Morning? (2020).

Dante Rustav nel 2015 fonda la Dante Rustav Films per sostenere progetti cinematografici e teatrali. Il suo primo cortometraggio, The Invasion (2020) viene selezionato con successo in numerosi festival internazionali.

Land Shape#1

di Thadeusz Tischbein (Germania 2019, 5’)

Un’osservazione dall’alto coglie geometrie ed estetica di campi coltivati per riflettere sul rapporto tra il paesaggio e il suo utilizzo.

Thadeusz Tischbein studia Belle Arti a Lipsia e a Bucarest. Interessato principalmente alla videoarte, i suoi lavori cercano connessioni tra storia, ambiente e vita quotidiana. Nel 2014 realizza May on the Moon, cui seguono Inventory (2015), The Atlas of the Wounded Buildings (2016) e Snow White (2017).

Newspaper News

di Sophie Laskar-Haller (Svizzera 2019, 6’)

Una donna legge il giornale con una tale intensità da venirne letteralmente divorata…

Sophie Laskar compie gli studi di animazione presso la Lucerne School of Art & Design dove si diploma nel 2013 con il cortometraggio Ephémère. In seguito collabora con Claude Luyet per lo studio GDS e poi con Punched Paper Films. Nel 2018 firma la sigla animata del Festival internazionale di animazione Fantoche.

Serial Parallels

di Maz Hattler (Hong Kong/Germania 2019, 9’)

Gli edifici di Hong Kong immaginati come file parallele di strisce di pellicola cinematografica. Un’animazione sperimentale applicata alla fotografia per raccontare il tessuto urbano di questa metropoli.

Max Hattler lavora con l’animazione astratta, l’installazione video e la performance audiovisiva. Le sue opere vengono mostrate nei principali festival e musei del mondo. Attualmente è Assistant Professor presso la School of Creative Media dell’Università di Hong Kong.

Sounds Affects

di Christina Choate (USA 2020, 8’)

I paesaggi sonori della foresta pluviale della Guyana si intrecciano con quelli della vita cittadina. Una riflessione sull’influenza del suono nella nostra percezione dei luoghi e della natura.

Christina Choate consegue un dottorato in Biologia Marina e un master in Scienze e Storia Naturale. Compiuti gli studi di cinematografia presso la Montana State University, si dedica al documentario naturalistico.

Cinema Massimo – Sala Rondolino – ore 18.00

Curiosity and Control

di Albin Biblom (Svezia 2019, 58’)

Un viaggio attraverso le stupefacenti immagini dei grandi musei di storia naturale e dei giardini zoologici delle capitali occidentali, accompagnato dalle voci di storici, architetti, esperti di museologia e direttori di zoo, i quali riflettono sulla complessa relazione con la Natura. Meraviglia, curiosità, controllo, protezione: così il documentario indaga la sottile linea che unisce questi aspetti, tra amore e impulso di dominio. Molti riferimenti vanno al leggendario esploratore Carl Akeley, pioniere della tassidermia, e alla sua creazione dei diorami esposti a New York, creati, proprio come gli zoo, con l’intenzione di mettere in contatto l’uomo con il mondo naturale. Ma la Natura può essere ricostruita? E in tal caso per chi davvero verrebbe preservata?

Albin Biblom si forma come fotografo presso l’International Center of Photography di New York e la Gerrit Rietveld Academy di Amsterdam. Autore di diverse pubblicazioni, dal 2003 si dedica anche al cinema come direttore della fotografia di numerosi documentari. In veste di regista nel 2017 realizza En Österrikisk Gris e Hur hamnade jag här? per la televisione svedese.

Al termine della proiezione incontro con Franco Andreone, zoologo Museo Regionale di Scienze Naturali di Torino, Michele Lanzinger, direttore MUSE – Museo delle Scienze, Trento e Cesare Avesani, direttore Parco Natura Viva, Bussolengo

Cinema Massimo – Sala Cabiria – ore 18.30

The Story of Plastic

di Deia Schlosberg (USA 2019, 91’)

Un viaggio in tre continenti per documentare la catastrofe in corso causata dall’inquinamento da plastica. Immagini impressionanti di cumuli di rifiuti plastici che intasano interi territori, mari, fiumi e i loro litorali. A ciò si aggiungono le emissioni tossiche liberate nell’atmosfera durante le fasi di produzione e smaltimento di questo materiale. Oltre alle interviste a esperti, che ne illustrano gli effetti sugli ecosistemi e sulla salute umana, il film utilizza materiale d’archivio per ripercorrere i legami tra industria petrolifera e produzione della plastica, con la conseguente invasione di quest’ultima nella nostra vita quotidiana. Un fenomeno complesso, che richiede cambiamenti radicali, come quelli prospettati da una sempre più crescente resistenza ambientalista.

Deia Schlosberg nel 2016 viene arrestata con quarantacinque capi d’accusa per aver filmato la protesta #ShutItDown contro l’oleodotto del Nord Dakota. Produce vari documentari tra cui How to Let Go of the World and Love All the Things Climate Can’t Change (2016), Awake, A Dream from Standing Rock (2017) di Josh Fox e The Reluctant Radical (2018) di Linsey Grayzel. Come regista sta lavorando alla docu-serie Bootstraps, su problematiche sociali e ambientali.

Al termine della proiezione incontro online con la regista

Cinema Massimo – Sala Soldati – ore 19.00

My Letter to the Oilmen

di Xander de Boer (Paesi Bassi 2019, 15’)

La storia di Papilou, quattordicenne nigeriano che decide di scrivere una lettera alla compagnia petrolifera Shell, invocando aiuto. Negli slum della città di Yenagoa in cui vive, a poca distanza dalla raffineria, il suolo e l’acqua sono visibilmente inquinati, con effetti devastanti sulla salute e sul destino di ognuno. Un accorato appello come unico gesto di speranza possibile per fermare il degrado e riaffermare il diritto universale a vivere in un ambiente incontaminato.

Xander de Boer, documentarista, performer e visual artist, si forma all’Università di Utrecht. Socio fondatore del collettivo artistico internazionale SXS Enterprise, nel 2013 vince il IDFA/MEDIAFUND Script Prize. Tra i suoi film: My Thing is not to really Language (2013), The King of Twirl (2016) e Dutch Masters about Femmy Otten (2020).

a seguire

The End of an Era? A Story of Oil Workers

di Paloma Yáñez, Benjamin Llorens (Regno Unito 2019, 50’)

Seguendo le orme della compagnia petrolifera norvegese Statoil (l’attuale Equinor) che opera in Brasile, il film si interroga sul senso finanziario e etico degli investimenti sull’estrazione di petrolio e gas oggi, quando la comunità globale, sempre più rivolta alle energie rinnovabili, sta lavorando per abolire l’uso di combustibili fossili. Per la prima volta davanti a una macchina da presa, dieci ricercatori e geologi della compagnia rivelano le proprie riflessioni e dubbi sulla questione della transizione energetica. A fare loro da contrappunto, la voce del giovane figlio di uno di loro, che pone la preoccupazione per la crisi climatica e ambientale come priorità assoluta. Quanto le persone coinvolte direttamente nel settore estrattivo sono pronte ad abbracciare il cambiamento?

Paloma Yañez e Benjamin Llorens sono antropologi visivi impegnati nella diffusione del cinema etnografico partecipativo. Attraverso il Big Tree Collective, un hub per giovani documentaristi interessati a questioni sociali, realizzano Amani Kila Siku (2014) sulla scena musicale congolese, City Play (2015) sulla rivoluzione egiziana, Nosso Morro (2016) sulle favelas brasiliane viste dalla prospettiva degli adolescenti, e I am Waiting for You (2017) girato in Medio Oriente. Sono entrambi organizzatori del Visual Research Network.

Cinema Massimo – Sala Rondolino – ore 20.00

Revelation of Jonah

di Alexander e Nicole Gratovsky (Spagna 2020, 57’)

L’uomo e la potenza della Natura. Quante volte siamo riusciti a sentire che qualcosa di molto più grande di noi ci circonda e ci pervade? Un percepire che può tradursi in un’intuizione, in una premonizione o forse in una presa di coscienza fugace verso l’interrogarsi più profondo sul chi siamo davvero. Prendendo ispirazione dal Libro di Giona, che sfuggito al suo destino trascorre tre giorni, tre notti e tre vite nel ventre di un grande pesce, le immagini del film si susseguono in un viaggio che si fa parabola filosofica, nella quale lo sguardo deve abituarsi all’oscurità per imparare

a distinguere con chiarezza. La separazione si trasforma in unità, una prospettiva che coglie il particolare per poi estendersi nella vastità dell’insieme.

Alexander e Nicole Gratovsky, antropologi, sono i fondatori del centro internazionale Dolphin Embassy. Autori di numerosi libri sull’interazione uomo-delfino e sul viaggio trasformativo, guidano la spedizione “30th Parallel: Archaeology of Possibilities” intorno al mondo. Realizzano i documentari My Pilot, Whale (2014) e Intraterrestrial. A Fleeting Contact (2017) presentato alla 20^ edizione di CinemAmbiente.

Al termine della proiezione incontro online con i registi

Cinema Massimo – Sala Cabiria – ore 20.30

Amussu

di Nadir Bouhmouch (Marocco/Qatar 2019, 99’)

Imider, Marocco sud-orientale. A poca distanza dal villaggio è situata la più grande miniera d’argento del continente africano, la cui attività ha causato il progressivo esaurimento delle falde acquifere circostanti. Minacciata dalla conseguente desertificazione della regione, la Comunità Amazigh nell’estate 2011 ha intrapreso un’azione di protesta, appropriandosi di una condotta che deviava l’acqua alla miniera. Il presidio costituito allora, malgrado i soprusi da parte dell’azienda mineraria e delle autorità locali, oggi si è trasformato nel “Mouvement sur la Route 96”, raccolto in una sorta di piccolo villaggio alimentato ad energia solare. La resistenza pacifica è cresciuta e continua con tutti i mezzi possibili: canti, assemblee settimanali, una macchina da presa, festival cinematografici e creatività senza limiti.

Nadir Bouhmouch, fotografo, cineasta e produttore, esordisce con il web-doc My Makhzen & Me (2011) sulla rivolta in Marocco del febbraio 2011. Seguono il corto Timnadin N Rif (2017), e la serie web Paradis de la Terre (2017). Attento alle tematiche ambientali e ai diritti delle minoranze in Marocco, realizza reportage per Al Jazeera, Middle East Eye, “International Business Times” e “Le Monde”.

Al termine della proiezione incontro online con Moha Tawja, Mouvement sur la Route 96

Cinema Massimo – Sala Soldati – ore 21.00

Street Art for Sustainable Development

di Alessandro Genitori, Elis Karakaci (Italia 2020, 35’)

L’arte come strumento di divulgazione del concetto di sostenibilità, auspicabile garanzia di un futuro per le attuali e le future generazioni. Partendo dal progetto TOward2030, che vede Torino diventare la prima città ambasciatrice dei 17 Global Goals delle Nazioni Unite, il documentario racconta, attraverso le voci di numerosi artisti di fama internazionale, tutti gli obiettivi per poter raggiungere una convivenza sostenibile entro il 2030. I muri della città si animano, facendosi messaggeri di una sfida che pone un interrogativo necessario e inequivocabile: – tu, cosa stai facendo?

Alessandro Genitori, giornalista e addetto stampa laureato in giurisprudenza, collabora con varie testate tra cui la “Gazzetta del Sud”, “La Stampa” e con diverse fondazioni. Appassionato di fotografia e cinema, realizza, insieme a Elis Karakaci, Il Fotografo, presentato nel 2015 alla Festa del Cinema di Roma, e Storia di 1 Tram (2017), Premio Città di Torino al concorso “Filmare la Storia”.

Elis Karakaci, dopo diverse esperienze teatrali, si laurea in Cinema al DAMS di Torino. Lavora in veste di operatore video con il Salone del Libro di Torino e l’Expo di Milano. Collabora con la redazione DigiTV e realizza diversi progetti cinematografici tra cui CinCin Pupa, Ceci n’est pas, Tutti dormono, Il nemico è là fuori.

Al termine della proiezione incontro con i registi, con Saype, land artist, e con street artists torinesi

a seguire

Da TOward2030 a Saype: Urban, Street e Land Art per la sostenibilità

Un confronto sull’arte urbana con Alessandra Bianco, responsabile Corporate Communication Lavazza, Marco Giusta, assessore Città di Torino, Roberto Mastroianni, Unesco Chair in Sustainable Development Università di Torino, e Filippo Masino, architetto conservatore Musei Reali di Torino

Cinema Massimo – Sala Rondolino – ore 21.30

FREM. Requiem for Homosapiens

di Viera Čákanyová (Repubblica Ceca/Slovacchia 2019, 73’)

Mentre lo sviluppo della tecnologia e dell’intelligenza artificiale cresce in modo esponenziale e la crisi climatica è più che un’urgenza con cui fare i conti, l’umanità avverte la propria caducità, sentendo di aver raggiunto un punto di non ritorno. A partire da queste considerazioni, la regista sceglie l’isola di King George in Antartide e con una narrazione sperimentale offre una visione della natura che va al di là di ogni tipica percezione umana della realtà. Immagini analogiche, ricordo sentimentale di noi stessi, si alternano a nitide riprese digitali di paesaggi imponenti e precari al tempo stesso, in un mescolarsi di frammenti di musica, dialoghi e pensieri. Uno sguardo a cui nulla sfugge per un’inquietante riflessione filosofica sui limiti del pensiero antropocentrico.

Viera Čákanyová, dopo gli studi di sceneggiatura a Bratislava, si specializza nel documentario presso l’Accademia delle Arti Performative di Praga. Dal 2006 realizza numerosi cortometraggi, selezionati e premiati in vari festival europei. Inoltre lavora come sceneggiatrice e script editor per progetti indipendenti e in veste di regista per televisioni e organizzazioni non-profit. FREM è il suo primo lungometraggio.

Al termine della proiezione incontro online con la regista

Cinema Massimo – Sala Cabiria – ore 22.30

Smog Town

di Meng Han (Cina 2019, 90’)

Langfang, a circa 40 chilometri da Pechino, è uno dei grandi centri urbani più inquinati della Cina. Una coltre di nebbia intrisa di fumo e gas di scarico ricopre costantemente l’abitato, colpito dal devastante impatto ambientale di un’acciaieria. Malgrado le pressioni del governo centrale e l’impegno dell’ufficio locale per la protezione ambientale, la ricerca di misure risolutive si è trasformata in un dramma burocratico, da cui emerge il quadro di una crisi grave quanto quella ecologica: l’urgenza di affrontare il problema è ovvia, ma chi ne pagherà il conto? La rigorosa politica del governo in merito, volta ad individuare sindaci responsabili, soggetti a dure sanzioni, si scontra con le difficoltà dell’istituzione cittadina in una rete di interessi politici e aziendali che vede tutte le parti in gioco.

Meng Han, regista e fotografa, lavora a lungo come fotoreporter in Cina. Realizza il reportage Chinese Adoptees at Home in America, pubblicato su “New York Times” e “South China Morning Post”. Nel 2017 dirige con Vincent Du il documentario China’s Forgotten Daughters, ottenendo numerosi riconoscimenti. Smog Town viene selezionato nel 2019 all’IDFA First Appearance Competition.

Cinema Massimo – Sala Soldati – ore 22.30

Sour Lake

di Andrés Dávila (Colombia 2019, 15’)

Il cantone ecuadoriano di Sour Lake, così denominato negli anni ’60 dalla Texaco Oil Company nella sua avanzata sul territorio, oggi noto come Lago Agrio. Qui la foresta amazzonica si fonde con le Ande colombiane, raccontando lo scorrere del tempo attraverso i secoli. Un viaggio che si interroga sul rapporto tra il territorio, il progressivo insediarsi di infrastrutture produttive e i suoi abitanti.

Andrés Dávila si laurea in Cinema e Audiovisivi alla Sorbonne Nouvelle di Parigi, dove attualmente frequenta un dottorato. Collabora con registi, coreografi e musicisti per progetti performativi e di videoarte in America Latina, Italia e Svizzera.

a seguire

The Sky Commodified

di Locument e Maya Shopova (Cile/Portogallo/USA 2019, 50’)

Le complessità territoriali legate all’emergere di un’industria astronomica intorno all’osservatorio situato nel deserto di Atacama in Cile. Nell’intrecciare le prospettive di chi popola questa vasta regione, specie animali, indigeni e forestieri, il film affronta il concetto di presenza e di progresso, concentrandosi sugli impatti sociali che ne derivano. L’esplorazione, introdotta dallo scrittore scientifico Govert Schilling, si sviluppa su tre diversi piani, strettamente legati tra loro. Il primo indaga l’edificio fisico, l’osservatorio nella sua tipologia architettonica; il secondo analizza la conseguente crescita del settore turistico nella zona; il terzo, guardando al cielo come a una miniera di dati, affronta la questione dell’astronomia nella sua declinazione di industria globale impegnata nel settore tecnologico.

Locument è uno studio di ricerca, fondato nel 2015 dal regista Francisco Lobo e l’architetta Romea Muryń, che combina il cinema con l’architettura e la ricerca urbana per porre l’attenzione su questioni sociali in rapida evoluzione e analizzare le loro risoluzioni.

Maya Shopova, architetta, designer e co-fondatrice dello studio Collective Home Office, insegna presso il Massachusetts Institute of Technology e la MIT School of Architecture and Planning.


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