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Parola di Francesco Amadori

Animal Equality Italia, ENPA e Essere Animali hanno intrapreso una battaglia coraggiosa contro un allevamento di maiali del gruppo Amadori. I due indagati nel procedimento penale di Forlì hanno patteggiato una pena di 3 mesi di reclusione e 22.500 euro e una multa di 1600 euro.

L’intervento dell’Antitrust

Quante volte abbiamo sentito nelle pubblicità di questa azienda il motto “parola di Francesco Amadori” detto dal suo fondatore. Molte persone ci hanno creduto e hanno scelto questa azienda emiliano-romagnola anche per il modo in cui millantava il buon trattamento dei poveri animali.

La prima battaglia è stata quella tra Antitrust (dopo la denuncia ENPA) e Amadori e alla fine l’azienda di carni ha dovuto ammettere di fare pubblicità ingannevole.

Amadori ha dovuto correggere alcune informazioni sul benessere animale riferite ai suoi prodotti perchè avrebbe rischiato una sanzione amministrativa pecuniaria fino a 5 milioni di euro. L’ENPA, l’Ente nazionale protezione animali, si era rivolta all’Autorità garante per la Concorrenza e il Mercato, sostendendo l’ingannevolezza di alcune comunicazioni pubblicitarie da parte della Amadori.

Francesco Amadori
Il procedimento penale

Tutto è partito dalla puntata della trasmissione televisiva di Rai Tre “Report”, andata in onda il 29 maggio 2016, relativa ad uno degli allevamenti principali di animali in Emilia-Romagna destinati al consumo umano di proprietà dell’azienda Amadori.

In particolare, nel corso della trasmissione, la conduttrice Milena Gabanelli aveva mostrato un servizio nel quale si vedeva la giornalista Sabrina Giannini entrare nell’allevamento degli orrori dove apparivano evidenti le terribili condizioni di detenzione degli animali.

A seguito di questo servizio, la denuncia è stata poi integrata con le immagini ancora più crude raccolte da Animal Equality in alcuni allevamenti circostanti legati ad Amadori.

La sentenza

Nella sentenza emessa dall’ufficio GIP del Tribunale di Forlì viene evidenziato come il rappresentante legale della società controllata al 100% da Amadori perseverasse “nel mantenere condizioni di allevamento tali da ingenerare negli animali inutili sofferenze”. In particolare, infatti, le scrofe in fecondazione e gestazione erano tenute in gabbie troppo piccole “non adeguate alla stazza degli animali” che non consentivano di poter girare su se stesse, coricarsi completamente, difendersi da mosche o topi e che cagionavano inutili sofferenze e lesioni.

Inoltre, è stata riscontrata una totale “assenza di adeguati spazi asciutti e puliti per il riposo degli animali” e “assenza o inadeguatezza di arricchimenti ambientali (paglia, fieno, ecc)”. Di conseguenza, gli animali “venivano sottoposti a condizioni insopportabili per le loro caratteristiche etologiche cagionandogli sofferenze non necessarie e in alcuni casi anche la morte”.

Infine, Il custode e responsabile dell’allevamento della controllata di Amadori è stato condannato per il reato di abbandono di animali (articolo 727 del codice penale) perché l’uomo “faceva sì che gli animali fossero detenuti in condizioni incompatibili con la loro natura”, causandogli “gravi sofferenze”.

Enpa e Animal Equality: “Si tratta di una sentenza importantissima che mette finalmente sotto i riflettori della giustizia i reati che ogni giorno si compiono nei confronti degli animali all’interno di moltissimi allevamenti intensivi”.

Purtroppo le pene sono infime rispetto al male che queste persone hanno procurato a migliaia di animali innocenti, ma è l’inizio di una sensibilizzazione di massa alla causa.

 

 

 


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