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Sostenibilità

Il programma di Cinemambiente di sabato 1 giugno

Il Festival Cinemambiente avvia dal primo pomeriggio un weekend molto intenso di proiezioni ed eventi. L’appuntamento di apertura è con “Frame, Voice, Report!”, il progetto europeo che sostiene azioni di comunicazione e informazione promosse da piccole-medie organizzazioni della società civile per sensibilizzare i cittadini europei sugli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile e di cui è referente italiano il Consorzio Ong Piemontesi (COP). Il cartellone propone una selezione di sei reportage (al Centro Studi Sereno Regis, Sala Poli), girati in diversi Continenti, che approfondiscono temi quali i cambiamenti climatici, le migrazioni, le disuguaglianze di genere, le connessioni tra il Nord e il Sud del mondo.

Contro Coltura (ore 14.45), di Luca Puzzangara, è un viaggio nel Senegal devastato dalla diminuzione delle piogge e dall’innalzamento del livello del mare, dove i tentativi di combattere gli effetti del cambiamento climatico hanno portato alla riscoperta della coltivazione del fonio, uno dei cereali più antichi dell’Africa sub-sahariana. In parallelo sarà possibile guardare, con visore, Senegal Detour, di Stefano Sburlati, un video immersivo che esplora gli effetti dei cambiamenti climatici in Senegal e le possibilità offerte dalla nuova coltura attraverso visioni potenti e immaginifiche ottenute con la combinazione di VR 360° e riprese 2D. Alla proiezione intervengono i registi, Alessia Ferro, responsabile progetti di NutriAid International, e Federico Cuomo, giornalista. Afar: dove i sogni e la terra bruciano (ore 15.45), di Tommaso Montaldo, racconta la lotta quotidiana per difendere il diritto a vivere nella propria terra delle popolazioni della regione etiope culla dell’umanità, oggi diventata una delle regioni più inospitali della Terra per la siccità provocata dai cambiamenti climatici. Alla proiezione intervengono il regista, Lia Curcio, responsabile della comunicazione di LVIA – Associazione Internazionale Volontari Laici, un rappresentante di Associazione Eufemia e Angelo Conti, consigliere d’amministrazione della Fondazione “La Stampa – Specchio dei tempi”. Con EkoKai (ore 16.30), un webdoc di Lorenzo Bernardi, Giorgia Marino e Sara Perro, si cambia Continente, approdando a Haiti, dove la ricostruzione post-terremoto, pur tra tante difficoltà, ha indotto anche la reinvenzione o il ripristino di tradizioni dimenticate, ricostituendo comunità e filiere economiche secondo un modello esemplare di buone pratiche e di sostenibilità per l’ambiente e per le popolazioni locali. Alla proiezione intervengono i registi, Valeria Cottino, presidente di “Architettura Senza Frontiere – Piemonte Onlus” e Annalisa Mosetto, vicepresidente di “Architettura Senza Frontiere – Piemonte Onlus”. È girato invece sotto la Mole Bangladesh and Piedmont: together towards SDGs (ore 17), di Luca Schilirò. Realizzato con l’Ashar Gan Onlus, il reportage prende ispirazione dal cliché del venditore di rose con cui molti identificano l’immigrato bengalese per documentare sia la percezione (lacunosa) della realtà del Bangladesh diffusa tra i torinesi, sia alcune gravi emergenze sociali del Paese sud-asiatico. Alla proiezione intervengono il regista ed Elisa Gioè, responsabile della comunicazione dell’Associazione Ashar Gan Onlus. Con Message from a Bottle (ore 18), di Niccolò Bruna, si ritorna in Etiopia, a Hawassa, dove la semplice quanto innovativa esperienza del riciclo del PET ha risollevato le sorti economiche e ambientali della città, che, come molte altre in Africa, rischiava di essere sommersa da un mare di plastica. Alla proiezione intervengono il regista e Marco Pastori, coordinatore progetti di CIFA Onlus – Centro internazionale per l’infanzia e la famiglia. Fa tappa in America Centrale, infine, The Power of Passport (ore 19) di Simona Carnino, che riflette sull’Obiettivo Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite n° 10 (“Ridurre l’ineguaglianza all’interno di e fra le Nazioni”) e, in particolare, sull’uguaglianza di accesso al diritto alla libertà di movimento tra Stati attraverso la storia di alcune donne indigene guatemalteche che tentano invano di migrare verso gli USA affidandosi alla rete illegale. Alla proiezione intervengono la regista e Stefania Di Campli, direttore esecutivo per l’Italia di MAÌS – Movimento per l’autosviluppo, l’interscambio e la solidarietà.

Nel pomeriggio si avvia la sezione competitiva del Concorso Cortometraggi Internazionali, con un gruppo di film, riuniti sotto il titolo “Il mondo deve sapere” (ore 15.45, Cinema Massimo – MNC, Sala Cabiria), che raccontano storie di resistenza di persone o piccole comunità decise a non arrendersi senza combattere di fronte alle emergenze o alle incombenti minacce ambientali: dal contadino indiano che si rifiuta di lasciare il suo villaggio ridotto allo stremo dalla siccità e si mette a scavare un pozzo (Village in the Sky di Ramesh Laxmanrao Holbole), all’artista lituano che disegna un gigantesco S.O.S. in mezzo a una piantagione di palme da olio per denunciare i danni che la loro coltivazione intensiva sta provocando alle foreste pluviali indonesiane (Save Our Souls di Sean Lin e Nicholas Chin), alla giovane olivicoltrice in guerra contro la costruzione di un ricco resort con campo da golf che minaccia la vita del suo piccolo paese sulla costa greca (A Simple Life, di Myrto Papadogeorgou e Robert Harding Pittman, in replica domenica 2 giugno, ore 20.30, Cinema Massimo – MNC, Sala Soldati), ai ranger e ai volontari che, nella Repubblica Centrafricana, si schierano in prima linea, a rischio della vita, per la difesa dei gorilla in pericolo di estinzione (#Save Gorillas, di Chef Rubio), fino ai giovanissimi studenti torinesi impegnati nella nuova mobilitazione mondiale a favore dell’ambiente (FridaysforFuture: Torino c’è, di Riccardo Iacopino, Giovanni Iozzi, Raffaele Palazzo e Eugenio Villani, realizzato dalla Cooperativa Arcobaleno).

Le proiezioni saranno seguite da un incontro con Chef Rubio, autore di #Save Gorillas nell’ambito della campagna promossa dal WWF “Adotta un gorilla – Io sto con la natura”, con i giovani protagonisti di FridaysforFuture: Torino c’è, con l’autore della performance al centro di Save Our Souls, Ernest Zacharevic.

Fuori programma verrà proiettato anche il cortometraggio Ecomori for Future – Facciamo tornare la pioggia, di Josè Campos, che documenta la partecipazione dei collaboratori africani di Eco dalle Città al corteo torinese del 15 marzo per il clima.

Sempre nel pomeriggio, si avvia anche la sezione non competitiva Panorama|Inventing Tomorrow, una selezione di otto lungo e mediometraggi che gettano uno sguardo inedito su quanto ci riserverà il futuro sotto il profilo ambientale e sociale, alla luce sia delle nuove conquiste della scienza e della tecnologia, sia dell’evoluzione di processi già in atto. Il primo film della sezione, In Vitro Meat (ore 16.15, Cinema Massimo – MNC, Sala Soldati), è un titolo in arrivo da “Backlight”, la serie documentaria prodotta dall’emittente pubblica olandese VPRO e dedicata a nuove tendenze e a fenomeni di stringente attualità. Diretto da Rob van Hattum, il film fa il punto sull’applicazione di una tecnologia che potrebbe avere determinanti ripercussioni in campo alimentare e ambientale, considerato che ogni anno vengono macellati almeno 50 miliardi di animali per soddisfare la nostra richiesta di carne e quasi un quinto delle emissioni di CO2 sulla Terra proviene dall’allevamento di bestiame. La carne in vitro, o carne pulita, potrebbe essere la soluzione. Il mediometraggio indaga come le aziende alimentari della Silicon Valley stanno sviluppando e perfezionando le invenzioni di Willem van Eelen e Mark Post, i pionieri della carne sintetica.

Sempre nel pomeriggio, si avvia la sezione del Concorso Documentari Internazionali, che conta dieci titoli in gara. Il primo in cartellone è System Error (ore 17.30, Cinema Massimo – MNC, Sala Cabiria), diretto dal tedesco Florian Opitz, che si interroga sulle ragioni della persistenza del concetto, oggi più che mai dibattuto, di crescita economica continua. A partire dal presupposto che è chiaramente impossibile ipotizzare una crescita infinita su un pianeta finito, il lungometraggio analizza le contraddizioni di un mito che non solo resiste, ma appare come un’ossessione sempre più pervasiva e globalizzata. Nel domandarsi fino a quale punto potrà spingersi un modello di sviluppo perpetuo in un mondo sempre più chiuso nella morsa di crisi finanziarie, cambiamenti climatici e progressivo esaurimento delle risorse, l’indagine di Opitz intercala le opinioni di esperti di diversi Paesi (Brasile, Cina, Germania, Gran Bretagna e Stati Uniti) e di diversi orientamenti con le analisi di Karl Marx, dischiudendo nuove prospettive sul futuro che il sistema capitalistico ci riserva. La proiezione sarà seguita da un incontro con Silvana Dalmazzone, docente di Economia dell’Ambiente e delle Risorse naturali all’Università di Torino.

In contemporanea prosegue il Concorso Documentari Italiani con il secondo film in gara, Soyalism (ore 17.30, Cinema Massimo – MNC, Sala Soldati), di Stefano Liberti ed Enrico Parenti, cronaca di un lungo viaggio dalla Cina al Brasile, passando per Stati Uniti e Mozambico, sulle orme della filiera della carne di maiale e della soia, il nuovo oro verde coltivato a danno di immense foreste come quella amazzonica e destinato ai grandi allevamenti intensivi di tutto il mondo. Nell’analisi di un modello produttivo insostenibile in un mondo in preda ai cambiamenti climatici e sempre più sovrappopolato, il documentario si sofferma sul controllo della produzione dei beni alimentari, oggi diventato un enorme business concentrato nelle mani di poche, gigantesche aziende, che stanno distruggendo interi eco-sistemi, gettando sul lastrico centinaia di migliaia di piccoli produttori e trasformando in modo permanente interi paesaggi. Al termine della proiezione, gli studenti del Laboratorio di Comunicazione ambientale dell’Università di Torino dialogheranno con Enrico Parenti.

Nel tardo pomeriggio, davanti al Cinema Massimo, il gruppo Noname, costituito da giovani artisti e artiste provenienti dall’Accademia Albertina di Belle Arti, si esibirà nella performance “Overdose plastica” (ore 18.30-19), mettendo in scena creature irriconoscibili, avvolte nella plastica come metafora di un’umanità sempre più individualista e a rischio estinzione.

Sempre nel tardo pomeriggio la sezione competitiva del Concorso Documentari One Hour si avvia con un film, Messaggi dalla fine del mondo (ore 19, Cinema Massimo – MNC, Sala Soldati), di cui è protagonista il nuovo impegno dei giovanissimi sul fronte ambientalista, raccontato dal regista svizzero Matteo Born a partire dall’audace impresa di una coppia in pensione di suoi connazionali. Allarmati dalle conseguenze dei cambiamenti climatici e convinti che la soluzione sia nelle mani delle nuove generazioni, Doris e Charles Michel hanno venduto la loro casa a Zurigo e comprato una barca con l’obiettivo di portare cinque giovani svizzeri al Circolo Polare Artico per osservare i segni del riscaldamento globale e sensibilizzare attraverso i social i loro coetanei sulla conseguente emergenza ambientale. Il film è la cronaca della loro riuscita spedizione, durata tre settimane. La proiezione sarà seguita da un incontro con il regista e i giovani protagonisti del film.

In serata, ancora un fitto susseguirsi di proiezioni. Terzo e ultimo capitolo, dopo Manufactured Landscapes e Watermark, di una trilogia dedicata all’impatto delle attività umane sulla Terra, il canadese Anthropocene: The Human Epoch (ore 20, Cinema Massimo – MNC, Sala Cabiria), presentato nella sezione del Concorso Documentari Internazionali, diretto da Jennifer Baichwal, Nicholas de Pencier ed Edward Burtynsky, distribuito da settembre nei cinema da Fondazione Stensen e Valmyn, è un viaggio attraverso il globo alla ricerca delle testimonianze visive che attestano la fine dell’Olocene e l’inizio dell’Antropocene. Dalle pareti di cemento in Cina, che ricoprono il 60% della costa continentale, alle più grandi macchine scavatrici mai costruite in Germania, dalle psichedeliche miniere di potassio negli Urali alla devastata Barriera Corallina australiana fino ai surreali stagni di evaporazione del litio nel deserto di Atacama, le potenti immagini del film svelano paesaggi mutati in modo irrevocabile, segni eloquenti del dominio umano sul Pianeta. La proiezione sarà seguita da un incontro con Carlo Rondinini, ricercatore in Zoologia presso il Dipartimento di Biologia e Biotecnologie dell’Università di Roma “La Sapienza”, e Franco Andreone, curatore zoologo del Museo Regionale di Scienze Naturali di Torino.

Sempre in prima serata, il Concorso Documentari One Hour prosegue con la proiezione di Time Thieves. Your Time is their Business (ore 20.45, Cinema Massimo – MNC, Sala Soldati) di Cosima Dannoritzer, già autrice dei pluripremiati The Light Bulb Conspiracy (2010) e La Tragedia electrónica (2014), entrambi presentati al Festival CinemAmbiente. Nel suo nuovo, originale lavoro, la regista tedesca – lasciando per un momento da parte acqua, petrolio, ricchezze della terra – denuncia lo sfruttamento, ancora poco avvertito ma in crescita esponenziale, di una risorsa sempre più rara: il nostro tempo. A partire da una ricostruzione storica della monetizzazione capitalistica dei ritmi di lavoro, il film traccia gli identikit dei nuovi “ladri di tempo” – aziende, banche, grandi compagnie tecnologiche – che dai loro “furti” ricavano guadagni sempre più ingenti. Dal check-in per l’imbarco aereo al prelievo allo sportello automatico, dal self-checkout al supermercato all’assemblaggio di mobili sono sempre di più i compiti svolti dal consumatore, diventato, per una parte del suo tempo che pare destinata ad aumentare sempre più, un “lavoratore parziale” non retribuito. Come difendersi? Come riappropriarsi di una risorsa preziosa quanto finita?

In seconda serata il Festival celebra il decennale del pluripremiato The Cove. La baia dove muoiono i delfini (alle ore 21.30, proiezione spostata per ragioni tecniche dall’Imbarchino al Cinema Centrale), di Louie Psihoyos, e rende omaggio al suo protagonista, l’attivista statunitense Richard O’Barry – nella giuria del Concorso Documentari Internazionali in quest’edizione del Festival – con una proiezione speciale del film. Vincitore dell’Oscar per il miglior documentario nel 2010, presentato alla 13a edizione del Festival CinemAmbiente, il lungometraggio racconta la missione clandestina di un gruppo di ambientalisti decisi a denunciare al mondo quanto accade nella baia giapponese di Taiji, dove ogni anno si danno appuntamento predatori di cetacei, pescatori e acquirenti occidentali pronti a ingaggiare una crudele caccia a questi mammiferi per conto dell’industria dell’intrattenimento. Nell’eco-avventura mozzafiato, si inserisce la storia personale di Richard O’Barry, un tempo cacciatore e addestratore di delfini per la popolare serie tv americana degli anni 60 Flipper, che, sconvolto dal “suicidio” di uno dei cetacei protagonisti, è da allora diventato uno dei massimi ambasciatori mondiali dei diritti degli animali marini. La proiezione sarà seguita da un incontro con Richard O’Barry e con Ilaria Delfina Ferri, dell’Associazione Doplhin Project.

Ancora in seconda serata, per il Concorso Documentari Internazionali il cartellone presenta il lungometraggio Walden (ore 22.30, Cinema Massimo – MNC, Sala Cabiria). Diretto dal regista e artista visuale svizzero Daniel Zimmermann, il film segue il viaggio di un abete che, abbattuto nella foresta dell’abbazia di Admont, in Austria, e ridotto in tavole di legno, viene trasportato in treno, camion, barca verso una destinazione misteriosa, nel cuore della foresta pluviale brasiliana, lungo una tratta commerciale consueta, ma paradossalmente a direzione invertita. Riflessione sull’assurdità della logica economica che sta alla base del nostro mondo globalizzato, il film connette i punti di partenza e di arrivo – la società industriale occidentale e quella animista dei nativi sudamericani – in uno “slow down road movie” volutamente controcorrente, ispirato all’opera omonima di Thoreau. La proiezione sarà seguita da un incontro con il regista e con Maria Lodovica Gullino, docente di Patologia vegetale all’Università di Torino.

In contemporanea, il Festival esplora, con un altro titolo della sezione Panorama |Inventing Tomorrow, lo sviluppo dell’automazione, interrogandosi sul modo in cui essa influirà sul nostro habitat e sul futuro della nostra specie. Le macchine intelligenti sono ormai parte della nostra vita quotidiana e in grado di svolgere funzioni sempre più complesse. Riusciranno a sostituire l’uomo? Il regista statunitense Tommy Pallotta ha deciso di scoprirlo da sé. Per More Human than Human (ore 22.30, Cinema Massimo – MNC, Sala Soldati), co-diretto con Femke Wolting, ha costruito assieme al suo team un robot per verificare se sarebbe stato in grado di sostituirlo come filmmaker e di intervistarlo, scoprendo quanta creatività e quanti valori umani entrano in gioco in un simile esperimento. Divertente ibrido che mescola reportage, interviste a specialisti di sistemi esperti e a pionieri della robotica, pubblicità vintage, frammenti di vecchi film di fantascienza, avveniristiche visioni dal futuro, il film solleva interrogativi cruciali legati ai progressi dell’intelligenza artificiale. Quali valori e quali idee gli scienziati stanno mettendo nelle loro “creature”? Stiamo per dare origine a una nuova specie che renderà la nostra obsoleta? Come verranno cambiate le nostre vite dalle macchine intelligenti? E che cosa ci guadagneremo e che cosa ci perderemo?

Tutti gli eventi e le proiezioni del Festival sono a ingresso libero


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Innovazione

Green Jobs: 920.000 posti a rischio tra ricambio generazionale e divario di competenze

La transizione ecologica non è un costo, ma la più grande opportunità di sviluppo e occupazione del nostro secolo. È questo il messaggio chiave del nuovo libro di Tessa Gelisio e Marco Gisotti “GREEN JOBS. Come transizione ecologica e intelligenza artificiale stanno cambiando il lavoro” (Edizioni Ambiente). Un’analisi che diventa fondamentale in occasione della Giornata Mondiale dell’Ambiente 2026, dedicata quest’anno proprio alle azioni urgenti per il clima e alle soluzioni basate sulla natura. Il libro spiega come la lotta alla crisi climatica e la tutela degli ecosistemi siano diventate il vero baricentro strategico ed economico su cui investire e creare occupazione. (altro…)


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Mobilità sostenibile

Giornata mondiale della bicicletta : un mezzo di trasporto semplice, economico, pulito e adatto a tutti.

La Giornata mondiale della bicicletta si celebra ogni anno il 3 giugno ed è stata istituita dalle Nazioni Unite per valorizzare la bici come mezzo di trasporto semplice, economico, pulito e adatto a tutti.
La bicicletta non è solo un mezzo pratico: aiuta a ridurre traffico, inquinamento e consumo di carburanti, migliorando allo stesso tempo la salute di chi la usa. Per l’ONU, la bici contribuisce anche alla sostenibilità sociale, perché rende più accessibili scuola, lavoro e servizi essenziali, soprattutto nelle comunità più vulnerabili.
La ricorrenza è nata nel 2018 e richiama il valore unico della bicicletta, usata da oltre due secoli e ancora oggi attuale nelle città come nei piccoli centri. L’idea di fondo è chiara: pedalare significa scegliere una mobilità a basse emissioni, più silenziosa e più rispettosa dell’ambiente.
Usare la bici aiuta a muoversi di più, a migliorare la forma fisica e a ridurre i rischi legati alla sedentarietà. Allo stesso tempo, ogni spostamento in bicicletta al posto dell’auto contribuisce a diminuire smog e rumore, con effetti positivi sulla qualità della vita urbana.

La Giornata mondiale della bicicletta è anche un invito a ripensare i nostri spostamenti quotidiani. Le istituzioni internazionali sottolineano infatti la necessità di integrare meglio la bici nei sistemi di trasporto pubblico e nelle politiche di sviluppo sostenibile. In questa direzione, pedalare diventa non solo una scelta individuale, ma un gesto collettivo per città più vivibili e meno dipendenti dai combustibili fossili.


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Economia circolare

Green Book 2026 sui rifiuti urbani in Italia: cresce il riciclo ma mancano gli impianti

L’Italia avanza nel percorso verso l’economia circolare ma la transizione non è ancora del tutto compiuta. La raccolta differenziata cresce, il riciclo migliora, eppure il gap tra i quantitativi raccolti e quelli effettivamente riciclati rimane ampio; al contempo il deficit impiantistico – in particolare al Sud – continua a gravare sui costi del servizio e a rendere più complesso il raggiungimento degli obiettivi europei.

È questa la fotografia scattata dal Green Book 2026, il rapporto annuale sul settore dei rifiuti urbani in Italia, promosso da Utilitalia e curato dalla Fondazione Utilitatis, presentato oggi a Napoli nella cornice del Green Med Expo & Symposium. A questa edizione dello studio hanno collaborato ISPRA, ENEA, CdC RAEE e alcune aziende associate alla Federazione.

Produzione, raccolta differenziata e riciclo
Nel 2024 la produzione nazionale dei rifiuti urbani si è attestata a poco più di 29,9 milioni di tonnellate, in aumento del 2,3% rispetto all’anno precedente. La raccolta differenziata ha raggiunto il 68% della produzione nazionale (+1%), con un incremento in termini assoluti di 755mila tonnellate, per un totale di quasi 20,3 milioni di tonnellate. Anche il tasso di riciclaggio è migliorato, raggiungendo il 52%, in crescita di 1,3 punti percentuali rispetto al 2023.

Nel 2024 la produzione nazionale dei rifiuti urbani supera i 29,9 milioni di tonnellate, in aumento
del 2,3% rispetto al 2023. La raccolta differenziata raggiunge il 68%, mentre la preparazione per il riutilizzo e riciclaggio si attesta al 52%, in crescita dell’1,3% rispetto al 2023. La forbice tra raccolta e riciclo conferma che la transizione del settore non può essere misurata solo sulla quantità di rifiuti intercettati, ma sulla capacità di trasformarli in recupero effettivo di materia e maggiore efficienza di filiera.

La composizione dei rifiuti avviati a riciclaggio evidenzia il ruolo centrale delle diverse filiere merceologiche nella costruzione dell’economia circolare. Nel 2024 la frazione organica rappresenta il 41% dei rifiuti avviati a riciclaggio, seguita da carta e cartone con il 25%, vetro con il 13%, legno con il 7%, plastica con il 6% e altre frazioni minori. Si tratta di filiere caratterizzate da condizioni industriali, costi di trattamento, qualità dei materiali raccolti e sbocchi di mercato differenti, che richiedono strumenti di gestione e modelli di cooperazione specifici per trasformare la raccolta differenziata in riciclo effettivo. Il caso della plastica è particolarmente significativo: pur rappresentando la quota relativa più contenuta in peso, assume, invece, rilevanza per i volumi movimentati, la variabilità qualitativa dei flussi, l’incidenza delle frazioni estranee e la competizione con le materie prime vergini.
In questa prospettiva, il rafforzamento del mercato delle materie prime seconde e l’utilizzo coerente degli strumenti economici dell’EPR e del Contributo Ambientale CONAI come leva economica a
supporto del riciclo rappresentano condizioni essenziali per dare stabilità alle filiere del recupero e rendere strutturale il contributo del settore agli obiettivi dell’economia circolare.

Il raggiungimento degli obiettivi europei, e in particolare la riduzione del conferimento in discarica al 10% entro il 2035, richiede una dotazione impiantistica adeguata, coerente con i fabbisogni territoriali e con la necessità di minimizzare la movimentazione dei rifiuti e le relative emissioni che erodono i benefici ambientali del riciclo. Le stime al 2035 evidenziano deficit rilevanti soprattutto nel Sud peninsulare e in Sicilia, sia per il trattamento della frazione organica sia per la gestione dell’indifferenziato residuo. La realizzazione dell’impianto di termovalorizzazione di Roma Capitale potrebbe ridurre in modo significativo il fabbisogno del Centro per l’indifferenziato, mentre gli impianti finanziati dal PNRR, ma anche dal “Decreto Aiuti” e, in quota parte, da capitali propri delle aziende, contribuiranno a ridurre il gap relativo alla frazione organica. Resta tuttavia centrale il rafforzamento della capacità di trattamento nelle aree meridionali, dove la dotazione impiantistica rimane insufficiente rispetto ai rifiuti prodotti.

Green Book 2026 di Utilitalis


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