Il punto sulle relazioni tra Unione Europea – America Latina e Caraibi con la Fondazione EU-LAC

In vista dell’VIII Conferenza Italia – America Latina che si svolge il 13 dicembre a Roma abbiamo intervistato Paola Amadei, direttrice della Fondazione EU-LAC (Fondazione Unione Europea – America Latina e Caraibi).

Quando nasce e quali sono gli obiettivi della fondazione EU-LAC?

La fondazione EU-LAC è stata creata su decisione dei capi di Stato e di governo dell’Unione europea, dell’Amerca Latina e dei Caraibi nel 2010 in occasione del summit biregionale tra le parti che si è svolto a Madrid. In questi anni è poi avvenuta la negoziazione di un accordo tra i Paesi delle due regioni. Questa trattativa si è conclusa nell’ottobre 2016 con la firma dell’accordo a Santo Domingo. Ora è in corso la ratifica dell’accordo costitutivo e quando avremo raggiunto almeno 16 ratificazioni (8 europee e 8 dell’America Latina e i Caraibi) la Fondazione EU-LAC potrà trasformarsi in organizzazione internazionale così come previsto dall’accordo.

Nel frattempo, la Fondazione ha iniziato il suo lavoro nel novembre 2011 ad Amburgo. In questi sei anni, abbiamo svolto le attività all’interno del mandato che ci è stato conferito: sia il rafforzamento della visibilità e della conoscenza mutua tra le due regioni, sia il consolidamento delle relazioni a livello governativo e della società civile. Di conseguenza, i nostri partner sono da un lato i governi e le istituzioni dell’Unione europea, dell’America Latina e dei Caraibi, dall’altro università, istituti di ricerca, ONG, imprese e le loro associazioni.

Osservando i media italiani, questi riservano poca attenzione all’America Latina e ai Caraibi e si concentrano su altre aree del Mondo, ad esempio l’Asia o il Nord America. Ma quello che accade nei Paesi latinoamericani è così secondario per l’Italia?

Questa non è una situazione esclusiva dell’Italia: accade anche in altri Paesi europei, così come nei media in America Latina e dei Caraibi dove non si parla molto di Unione Europea.

Questo elemento, tuttavia, credo che sia anche il riflesso del fatto che le relazioni tra queste due aree siano “senza scosse”: non ci sono situazioni di crisi e l’America Latina si trova in una situazione di relativa stabilità e tranquillità. C’è quindi un rapporto inverso tra il numero di notizie che si pubblicano su una certa regione: quanto più sono migliori le relazioni tra le regioni, meno se ne parla. E credo che questo si possa anche vedere rispetto agli Stati Uniti in questo momento: mai come oggi, forse, ci sono così tante notizie sugli USA come negli ultimi mesi. Di conseguenza, questa mancanza di informazione sull’America Latina e i Caraibi in Europa è una prova di una situazione positiva sia a livello interno della regione e che di relazione tra le parti.

Se però andiamo a vedere altri settori, ad esempio quello accademico e imprenditoriale, possiamo renderci conto delle reali connessioni tra Unione Europea, America Latina e Caraibi. Le relazioni e la mobilità tra ricercatori e studenti delle due regioni sono costanti. Ci sono imprese che commerciano regolarmente. E a conferma di tutto ciò, vale la pena ricordare come gli investimenti europei in America Latina siano superiori a tutti quelli nei Paesi BRICS (ad esclusione del Brasile). C’è quindi una connessione e una rete di relazioni grandissime che non fa necessariamente notizia. Ed è un elemento di cui dobbiamo tener conto nella nostra analisi.

In questo quadro di relazioni come si inserisce la fondazione EU-LAC?

Vale la pena sottolineare a questo proposito che si tratta dell’unica organizzazione che include in modo esclusivo tutti i paesi dell’Unione Europea e della Comunità di Stati Latinoamericani e dei Caraibi. Dalla fondazione EU-LAC cerchiamo di mettere in evidenza quella che potrei definire “l’agenda positiva” delle relazioni cercando di dare più visibilità a quello che succede tra le due regioni. La nostra funzione è infatti quella di mettere in evidenza questo insieme di contatti e di relazioni che si producono giorno per giorno tra le due regioni.

L’VIII Conferenza Italia – America Latina avrà anche un focus sul “contrasto alla corruzione come fattore di crescita”. Si tratta di un tema molto attuale in Italia. Anche in America Latina si parla molto di questo fenomeno?

La corruzione è un tema molto attuale non solo in Italia ma anche in America Latina. Prima con il fenomeno dei Panama papers, ora con i Paradise papers, la corruzione è il tema che attira maggiormente l’attenzione dell’opinione pubblica.

Anche in questo caso però dobbiamo vedere gli aspetti positivi. In Cile, l’ex presidente Ricardo Lagos, ha fatto osservare che negli anni ‘80 il pubblico conosceva i nomi dei generali in America Latina. Ora conosce i nomi dei giudici che indagano sui casi di corruzione. Questo lo ha detto per mettere in evidenza che, se da un lato è certo che la corruzione è un fenomeno gravissimo, allo stesso tempo il fatto che ora ci sia un impegno da parte della giustizia a perseguire corrotti e corruttori è un elemento positivo dello sviluppo democratico delle nostre società.

Non credo quindi che si tratti di un fenomeno nuovo. Quello che è nuovo è la minore tolleranza dell’opinione pubblica rispetto alla corruzione. Il fatto che ci siano manifestazioni per reclamare più onesta in Paesi europei (come nel caso della Romania) così come in America Latina è certamente un fattore positivo.

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