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La crescita degli eSports e le opportunità che offrono

Il concetto di eSport non è sicuramente una novità: si tratta di un termine che ormai è ben noto soprattutto fra gli appassionati del settore e descrive la tendenza a includere nel concetto di sport tutto quello che, alla maggioranza, è normalmente noto come videogaming. Fondamentalmente quindi il giocare a videogiochi come attività sportiva e, in senso più esteso, come vero e proprio lavoro ben remunerato. L’ascesa del fenomeno, infatti, porta con sé una serie di conseguenze che si trasformano, per i più attenti, in opportunità da sfruttare.

Il mercato dei videogiochi è uno fra i settori che meno ha risentito della flessione economica globale e oggi è in grado di mettere in movimento somme a dir poco importanti, con una tendenza in costante crescita e la previsione di un raddoppio di fatturato nell’arco di sette anni. La crescita di un settore, come comunemente avviene, comporta benefici anche per altre attività più o meno attinenti: nel caso del videogaming il primo grande passo è stato proprio quello del paragonare il videogiocatore a un atleta a tutti gli effetti. Ruolo centrale in questo senso è ricoperto sicuramente dai videogiochi a tema sportivo. I simulatori calcistici, fra i quali i titoli Fifa di Electronic Arts rivestono un ruolo dominante, hanno permesso a svariati club di formare la propria squadra digitale, con l’obiettivo di competere in tornei e campionati dedicati. I simulatori automobilistici non sono da meno: lo scorso dicembre si è conclusa la terza edizione del Formula One Esport Series, il campionato digitale di formula uno “parallelo” a quello reale dove i piloti sono videogiocatori, e che ha messo in palio un montepremi di 500.000 dollari. Da diverso tempo, inoltre, si parla di inserire una manifestazione di eSports nel contesto delle Olimpiadi. L’argomento per il momento non è ancora affrontato in maniera univoca; un dato sicuramente positivo però emerge considerando che quest’estate, fra il 22 e il 24 luglio, si terrà l’Intel World Open, un torneo di videogaming che farà parte degli eventi di accompagnamento ai giochi olimpici di Tokyo. Per la prima volta atleti “digitali” si troveranno a competere quasi a diretto contatto con le loro controparti più tradizionali: in ottica futura è sicuramente un segnale che fa ben sperare.

Al di fuori dei circuiti più istituzionali, che stanno cominciando recentemente ad aprirsi alla realtà degli eSports, si trova invece un mondo molto più evoluto costituito dal videogaming competitivo. Non un semplice passatempo quindi, ma una passione che può diventare ben remunerativa: i giochi più popolari in particolare permettono di organizzare eventi di rilevanza internazionale. È significativo il fatto che il campionato mondiale di un gioco di primo piano come Fortnite, tenutosi la scorsa estate negli Stati Uniti, abbia messo in palio un montepremi pari a cento milioni di dollari: al primo classificato è andato un primo premio di tre milioni di dollari. Si tratta di cifre veramente alte, che non possono trovare spiegazione se non ammettendo che il videogioco sia oggetto di una evoluzione concettuale.

La scia di questa evoluzione, anche grazie al determinante apporto del progresso tecnologico, apre spazi anche per altre realtà che vengono trainate proprio dal videogaming. Un esempio macroscopico è quello degli streamers, ossia utenti di piattaforme streaming che trasmettono partite di un qualsiasi videogioco. Tendenzialmente lo streamer trasmette una sessione di gioco nella quale è impegnato, ma talvolta si tratta semplicemente di persone che commentano partite altrui: una sorta di evoluzione del telecronista, ruolo per accedere al quale ormai basta un canale streaming e doti da intrattenitore. Un altro fenomeno in crescita, infine, è costituito dalle aperture dei vari eSports bar. Si tratta di locali che, alla classica somministrazione di cibo e bevande, uniscono l’aspetto del gaming: organizzazione di eventi tematici, tornei, streaming e tutto quanto gravita nell’orbita del videogioco. Locali del genere sono sorti ormai nella maggior parte delle città più importanti, e considerando le dimensioni del fenomeno è facile prevedere che la tendenza possa essere quella di vederne nascere diversi altri. Sotto qualsiasi prospettiva, il videogioco si sta sempre più emancipando dall’etichetta “per bambini” che ancora gli viene spesso assegnata.


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